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IL SARTO


di La-mandria
24.08.2026    |    944    |    12 8.8
"I movimenti si fecero più ampi, guidati da un ritmo incalzante che non cercava più la misura o la grazia della sartoria, ma l'esplosione totale dei sensi..."
N.D.A: gli autori hanno scelto di classificare i loro racconti in due categorie:
• “SOFT” per tutti
• “STRONG” per intenditori
Questo appartiene alla categoria SOFT

La vetrina della sartoria Noir rifletteva la luce morbida del tardo pomeriggio milanese, tagliando la frenesia della via con una promessa di silenzio e simmetria.
Mathias aggiustò per l'ennesima volta il colletto di una camicia di lino bianco esposta sul manichino, sebbene fosse già perfetta. A trentotto anni, con una vita spesa tra tessuti pregiati, tagli sartoriali e la cura maniacale per ogni singolo dettaglio, sapeva che la perfezione non era un punto di arrivo, ma una tensione costante.
Quel negozio era il suo rifugio, uno spazio dove il caos del mondo esterno si fermava sulla soglia pesante della porta in legno massello.
La campanella d'ingresso suonò con un rintocco discreto, quasi educato.
Mathias alzò lo sguardo dal bancone dove stava catalogando dei campioni di tweed scozzese.
Sulla soglia c'era un uomo.
Non era un cliente qualsiasi; emanava quella particolare forma di presenza che non ha bisogno di alzare la voce per farsi notare. Indossava un cappotto blu scuro leggermente slacciato, sotto il quale si intravedeva un maglione a collo alto grigio scuro che ne disegnava le spalle ampie.
«Buongiorno» disse l'uomo.
La voce era calda, profonda, con una punta di ironia sottile che sembrava divertirsi a spezzare la quiete del locale.
«Ho un guardaroba che grida disperata richiesta d'aiuto, e mi hanno detto che questo è l'unico posto in città dove si può trovare salvezza senza finire in un cliché.»
Mathias sorpassò il bancone con passo misurato, asciugandosi le mani con un gesto quasi impercettibile su un panno pulito.
«Dipende da cosa intende per salvezza, e soprattutto da quanto è disposto a farsi guidare.»
L'uomo fece un passo avanti, lasciando che la porta si richiudesse alle sue spalle.
Da vicino, i suoi occhi avevano il colore dell'ambra bruciata, incorniciati da ciglia scure e da un accenno di barba appena curata che accentuava la linea decisa della mascella. Si chiamava Lorenzo.
«Mi chiamo Lorenzo» disse lui, quasi leggendogli nel pensiero, come se avesse percepito l'interrogativo silenzioso negli occhi di Mathias.
«E ho bisogno di tutto: un abito formale per una presentazione importante, ma soprattutto di qualcosa che mi faccia sentire... a mio agio quando spengo le luci dell'ufficio.»
I minuti successivi si trasformarono in un rituale antico quanto l'arte della sartoria.
Mathias guidò Lorenzo verso la sezione dei tessuti pregiati, dove le stoffe erano disposte su grandi tavoli di legno.
Per trovare la taglia e la vestibilità giuste, Mathias sapeva che non bastavano i numeri annotati sul taccuino: serviva il contatto.
Prese il metro da sarto, facendolo scivolare attorno al collo con un movimento fluido, quasi professionale, eppure carico di una nuova tensione invisibile.
«Alza leggermente le braccia, per favore» mormorò Mathias, avvicinandosi.
Lorenzo obbedì, ma non distolse lo sguardo dal viso del sarto.
C'era una vicinanza improvvisa, uno spazio ristretto tra gli scaffali di velluto e i rotoli di cachemire, in cui l'aria sembrava farsi improvvisamente densa.
Quando Mathias tese il metro per misurare il torace, le sue dita sfiorarono per una frazione di secondo il tessuto del maglione di Lorenzo, avvertendo il calore del corpo sottostante.
Non fu un errore, né un caso. Fu una domanda posta nel linguaggio silenzioso della pelle.
Lorenzo trattenne impercettibilmente il respiro, e il suo petto si espanse contro il metro, costringendo Mathias a indugiare un istante di troppo prima di segnare la misura sulla carta.
«Hai una mano molto ferma» sussurrò Lorenzo, abbassando il tono, rompendo la distanza professionale che avrebbe dovuto proteggerli.
«È una necessità» rispose Mathias senza smettere di guardarlo negli occhi, la penna sospesa sopra il taccuino.
«Un millimetro di errore e l'intera struttura del capo crolla.»
«E se a crollare non fosse l'abito?»
La domanda rimase sospesa nell'aria del negozio, carica di un'elettricità sottile che rendeva ogni movimento rallentato.

L'incontro successivo, fissato per il giovedì seguente a negozio chiuso, fu concepito nell'ombra della sera.
La saracinesca era abbassata a metà, lasciando filtrare solo le luci calde dei lampadari interni e i riflessi dei lampioni della strada.
Lorenzo indossava già la camicia bianca che Mathias aveva preparato per lui.
I primi due bottoni erano aperti, rivelando la curva della gola e l'ombra leggera sul petto.
Davanti allo specchio a figura intera, la giacca in lana vergine blu notte cadeva dritta, impeccabile, modellata esattamente sui contorni del suo corpo.
Mathias si avvicinò da dietro, riflettendosi accanto a lui nello specchio.
Con gesti lenti, quasi reverenziali, iniziò ad appuntare i bordi delle maniche con gli spilli di metallo.
Nello specchio, i loro sguardi si incrociarono.
Non c'era più distanza.
Mathias teneva una mano appoggiata sul fianco di Lorenzo per raddrizzare l'orlo, mentre con l'altra guidava lo spillo millimetro dopo millimetro, così vicino che il respiro dell'uno si confondeva con quello dell'altro.
«Così va bene?» chiese Mathias, sebbene la sua voce fosse diventata un soffio.
Lorenzo non rispose con le parole.
Si voltò lentamente, rompendo la geometria del sarto, e sollevò una mano per sfiorare la guancia di Mathias con il dorso delle dita.
La pelle di Mathias reagì con un brivido immediato, un calore che saliva dalla base del collo e si espandeva ovunque.
«Stai stravolgendo tutte le regole del tuo atelier» mormorò Lorenzo, facendo un passo che azzerò quel poco spazio rimasto.
«Le regole» rispose Mathias con un sorriso sottile, prima di far scivolare le dita dietro la nuca di Lorenzo, tirandolo dolcemente a sé «servono solo a capire quando è il momento di infrangerle.»
Il bacio che seguì fu lento, profumato di stoffa nuova, di carta e di un'attesa coltivata nel silenzio della sartoria.
Le mani di Lorenzo trovarono finalmente la stoffa della camicia di Mathias, stringendola nei pugni, tirandolo ancora più vicino, mentre il mondo fuori continuava a scorrere ignaro, racchiuso fuori da quel tempio di eleganza e passione.
Il silenzio della sartoria, protetto dalla pesante saracinesca abbassata a metà, aveva il sapore di un tempo sospeso.
Fuori, il rumore sordo dei tram e il calpestio frettoloso dei passanti sulla pietra milanese sembravano appartenere a un'altra dimensione.
All'interno, l'aria era satura di odori inconfondibili: il profumo del cuoio conciato delle scarpe in esposizione, la secca e pulita fragranza del legno di noce dei mobili, e l'aroma persistente e caldo del cachemire misto a un leggero profumo di tabacco e cedro che aleggiava sulla pelle di Lorenzo.
Mathias sentiva il battito del proprio cuore rimbombare nelle orecchie come un metronomo impazzito. La distanza professionale era svanita in quell'unico istante in cui le loro labbra si erano cercate.
Lorenzo non accennava a indietreggiare.
Anzi, la sua mano, che prima aveva accarezzato la guancia di Mathias, scivolò lenta lungo il collo, affondando tra i capelli corti e scuri, afferrandoli con una fermezza dolce che gli tolse il respiro.
Le labbra di Lorenzo ripresero le sue con una fame improvvisa, profonda, che sapeva di un'attesa accumulata minuto dopo minuto tra un rotolo di stoffa e una misurazione.
Il bacio cambiò ritmo, facendosi più denso, bagnato, urgente.
Mathias socchiuse le labbra, accogliendo il calore della lingua di Lorenzo in un contatto che fece vibrare ogni terminazione nervosa lungo la schiena.
Le sue mani, guidate da un'ispirazione che non aveva più nulla a che fare con la sartoria, scivolarono lungo il petto di Lorenzo, risalendo sotto il maglione grigio per trovare il contatto diretto della pelle.
Il contrasto fu fulmineo: la lana spessa e pesante all'esterno, e sotto un calore febbrile, quasi ustionante.
Le dita di Mathias affondarono nei muscoli tondi e caldi delle spalle, tracciando le scapole, sentendo la pelle contrarsi sotto il suo tocco a ogni sussulto del respiro di Lorenzo.
«Matthias...» mormorò Lorenzo contro la sua bocca, un nome sussurrato come una preghiera laica, spezzato da un gemito basso che vibrava direttamente sul petto di entrambi.
Si spostarono quasi senza accorgersene, guidati dal tatto più che dalla vista, in fondo al negozio, oltre i tendaggi di velluto bordeaux che separavano l'area di ricevimento dal laboratorio privato.
Lì, al centro della stanza, troneggiava il grande tavolo da taglio in legno massello, solitamente ricoperto di cartamodelli, gessetti e forbici d'acciaio.
Con un movimento deciso, Lorenzo spinse dolcemente Mathias contro il bordo del tavolo.
Il legno freddo alla base della schiena creò un brivido delizioso che fece inarcare Mathias, mentre le mani di Lorenzo si facevano più avide.
Gli afferrò i fianchi, stringendoli attraverso i pantaloni, sollevandolo appena per farlo sedere sul legno liscio, in mezzo a un disordine ordinato di rotoli di seta e cotone grezzo.
I tessuti pregiati scivolarono a terra con un fruscio morbido, quasi impercettibile, mentre le mani di Lorenzo cercavano i bottoni della camicia di Mathias.
Le dita, esperte e trepidanti al tempo stesso, li aprirono uno a uno, rivelando il torace chiaro, dove i capezzoli si erano già induriti per la tensione e il freddo improvviso dell'aria.
Lorenzo si chinò, con un movimento quasi reverenziale, e la sua bocca calda premette esattamente contro il centro del petto del sarto.
Un brivido così violento scosse il corpo di Mathias da fargli emettere un soffio strozzato, un gemito acuto che si perse nell'imbottitura della stanza.
La lingua di Lorenzo bagnò la pelle, tracciando un cerchio umido che bruciava come una scottatura dolce, prima di mordere leggermente, con una possessività che fece affondare le mani di Mathias nei suoi capelli, tirandolo ancora più contro di sé.
Ogni senso era amplificato all'infinito.
La ruvidità del tessuto di lana mista al velluto dei divani, contrapposta alla seta scivolosa che cadeva dai tavoli e alla morbidezza assoluta della pelle calda dei loro corpi sfregati insieme, li accarezzava.
Il respiro affannoso, quasi animalesco, rimbalzava contro le pareti rivestite di stoffa insieme allo sfregare sordo dei vestiti che si strattonavano e al tintinnio metallico di una fibbia di cintura che urtava contro il legno.
Il profumo del corpo di Lorenzo intriso di calore, mescolato all'odore inconfondibile della lana vergine riscaldata dall'attrito e al cuoio della bottega, riempiva il laboratorio.
Ombre allungate e tremolanti erano proiettate dalle lampade d'ottone. I corpi si specchiavano imperfetti e bellissimi nelle grandi superfici a specchio della parete di fondo, dove ogni contorno muscolare era esaltato dalla luce radente.
Lorenzo si raddrizzò per un attimo, gli occhi scuri dilatati dall'eccedenza di desiderio, i capelli scompigliati sulla fronte. Si sfilò il maglione di dosso, gettandolo incurante a terra.
Il suo torso era asciutto, scolpito, solcato da una muscolatura tesa e da un'abbronzatura leggera che resisteva all'inverno milanese.
Mathias lo guardò con avidità, le mani che scivolavano lungo i fianchi stretti di Lorenzo, tracciando la linea perfetta dei muscoli addominali fino alla cintura dei pantaloni. Quando le dita di Mathias sfiorarono la fibbia metallica, fredda al tatto, Lorenzo chiuse gli occhi per un secondo, emettendo un sospiro profondo che sapeva di resa totale.
«Non ho mai desiderato nessuno in questo modo, in un posto così» ansimò Lorenzo, riaprendo gli occhi per fissarlo con un'intensità quasi dolorosa.
«Qui dentro le regole le faccio io» rispose Mathias con un sorriso malizioso, prima di tirarlo giù verso di sé, azzerando ogni residua distanza, in un abbraccio che sapeva di stoffa, di pelle, e di una passione che aveva finalmente trovato il suo abito perfetto.
Il rumore della fibbia che scivolava via fu un metallico ticchettio che ruppe la densità del silenzio. Lorenzo si liberò del resto dei vestiti con gesti rapidi, quasi impazienti, mentre Mathias lo osservava da quel tavolo di legno massello, con la schiena inarcata e i tessuti scivolati tutt'intorno come petali pesanti.
La pelle nuda di Lorenzo incontrò quella di Mathias in un contatto diretto, senza più barriere di stoffa o convenzioni sociali.
Fu un urto termico: il calore dei loro corpi si fuse all'istante, cancellando il freddo della sera che filtrava appena attraverso i vetri della porta d'ingresso.
Mathias sollevò le gambe, stringendo i fianchi di Lorenzo con le ginocchia, guidandolo esattamente nello spazio tra le sue cosce. Ogni centimetro di pelle che sfregava contro l'altra generava un attrito febbrile, un crescendo di sensazioni che rendeva il respiro corto e irregolare.
Le mani di Lorenzo risalirono dai fianchi di Mathias lungo la colonna vertebrale, premendo con forza sui muscoli tesi, tracciando ogni singola vertebra come se volesse memorizzarne la mappa sulla propria pelle.
Mathias emise un gemito basso, soffocato contro la spalla di Lorenzo, dove i suoi denti cercarono il muscolo teso del collo, mordendolo con una dolcezza possessiva che fece sussultare Lorenzo, strappandogli un sospiro denso.
Il tempo sembrò frantumarsi in frammenti sensoriali purissimi, dove ogni stimolo divenne totalizzante.
Il legno duro e levigato del tavolo sotto la schiena di Mathias, faceva da contrappunto alla morbidezza e alla fluidità dei movimenti; la pressione calda e pesante del petto di Lorenzo schiacciava il suo; i brividi continui provocati dai palmi ruvidi e sapienti, gli accarezzavano le cosce e i fianchi.
Il ritmo dei loro respiri che si rincorrevano, diventando sempre più profondi, quasi animaleschi aleggiava nel locale, insieme allo scricchiolio sordo del legno sotto il peso dei corpi in movimento, ai sussurri spezzati e ai nomi ripetuti come invocazioni.
L'essenza del legno di noce e della cera per mobili si mescolava al profumo acre e inebriante del sudore, della pelle riscaldata dall'attrito e dal calore intimo dei loro corpi congiunti.
I movimenti si fecero più ampi, guidati da un ritmo incalzante che non cercava più la misura o la grazia della sartoria, ma l'esplosione totale dei sensi.
Lorenzo teneva i palmi appoggiati sul legno ai lati del viso di Mathias, sostenendo il peso del proprio corpo mentre affondava in lui con una precisione millimetrica, quasi che ogni spinta fosse il taglio perfetto di un abito cucito addosso.
Mathias chiuse gli occhi, lasciandosi travolgere da quell'onda di piacere che saliva dalla base dell'addome per irradiarsi in ogni terminazione nervosa.
Le sue mani stringevano le spalle larghe di Lorenzo, lasciando leggeri segni rossi con le dita sulla pelle liscia, un marchio invisibile di appartenenza reciproca.
Ogni volta che i loro corpi si scontravano, il suono sordo e ritmato riempiva l'atelier, coprendo qualsiasi rumore del mondo esterno.
«Guardami» mormorò Lorenzo con voce roca, quasi spezzata, mentre il culmine di quel crescendo si avvicinava inesorabilmente.
Mathias aprì gli occhi.
Nello sguardo di Lorenzo c'era la stessa vertigine, la stessa totale assenza di difese che lui stesso avvertiva nel petto. I loro sguardi si incrociarono in un legame così intenso da togliere il fiato.
Un sussulto violento percorse il corpo di Lorenzo, seguito immediatamente da un grido soffocato contro l'incavo del collo di Mathias, mentre il suo corpo si tendeva in un'ultima, profonda spinta.
In quel preciso istante, il sarto si abbandonò alla corrente, inarcando la schiena contro il tavolo e stringendo le gambe attorno ai fianchi di Lorenzo, mentre un'ondata di piacere incandescente esplodeva dentro di lui, cancellando ogni pensiero, ogni regola e ogni confine.
Rimasero immobili per lunghi minuti, distesi l'uno sull'altro sul grande tavolo da taglio, con il respiro che lentamente cercava di ritrovare il suo ritmo naturale.
I corpi erano coperti da un velo sottile di sudore che brillava sotto la luce calda delle lampade d'ottone, mentre il profumo della passione e dei tessuti pregiati avvolgeva la stanza in un abbraccio silenzioso.
Lorenzo sollevò appena il viso, baciando con estrema delicatezza l'angolo delle labbra di Mathias, ancora leggermente socchiuse.
«Credo che questo guardaroba» sussurrò Lorenzo con un sorriso stanco ma luminoso, accarezzandogli una guancia «abbia finalmente trovato la sua misura perfetta.»
Mathias sorrise a sua volta, chiudendo gli occhi e stringendo le braccia intorno alla schiena nuda di Lorenzo, mentre il silenzio della notte tornava a custodire il loro segreto.

Vacca 24
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